Corriere della sera, 13 luglio 2005

Le strategie di Pinketts, pellerossa del Naviglio

Nonsense e trame surreali nel nuovo libro dello scrittore milanese in bilico tra giallo e cabaret

Fernanda Pivano lo ha chiamato "unico cowboy metropolitano della letteratura", e il risvolto di copertina de L'ultimo dei neuroni non manca di ricordarlo. Ma che cos'è esattamente Andrea G.Pinketts nelle nostre lettere non è dato saperlo, e l'ultimo suo libro - neuroni a parte - non lo spiega per nulla. Pinketts è anzitutto quella G puntata che ha messo dopo il nome: sta per Genio, non per Goffredo o Gaspare. Pinketts è famoso nel mondo. Ha appena vinto la prima edizione di un premio internazionale a Parigi, il Pol'art (che giudica il giallo sposato all'arte), trionfando in una rosa di dodici scrittori europei: il premio consisteva in un paio di manette che purtroppo gli sono state sequestrate all'aeroporto. Ma Pinketts è noto soprattutto nei bar un tempo fumosi di Milano, come fondatore della scuola dei duri. Vale a dire quel genere hard boiled, alla Raymond Chandler, sciacquato nei Navigli. Pinketts è amato e odiato, dentro le dispute quasi teologiche che dividono i giallisti (ma non dite giallista a Pinketts, si adombra, lo considera riduttivo). E così, ridendo e scherzando, ormai i neuroni pinkettsiani producono altre cose: calembours, trame surreali, una scrittura creativa che a volte resta penalizzata dalla misura del romanzo, essendole più consona la misura asciutta dell'incursione giornalistica, o del racconto stringato. Ma i libri di Pinketts interagiscono con la vita dello stesso, passata tra sigari sfumacchiati in dispregio della legge Sirchia, gran bevute (nessun riferimento a René Daumal) e belle ragazze che gli si avvinghiano stile pupe dei gangster nei film con James Cagney. Pinketts è scoppiettante, di fantasia per niente cupa, con un cinismo da cartone animato. Disinvolto con le parole, gli si legge un sorriso tra le righe ogni volta che tira sganassoni, o spara colpi di pistola e battute in ordine sparso. Che cosa sia L'ultimo dei neuroni, se non un libro che si ingolla bene, non è facile da dire. I neuroni, nel particolare mondo di Pinketts, sono i pellerossa del cervello, portati alla quasi estinzione dai  bianchi che dominano tutto. Il neurone Pinketts, fotomontato sulla copertina del libro nelle piume di un capo indiano, si diverte a immaginare strategie di sopravvivenza per sfuggire alla distruzione totale. Insomma, l'idea c'è, lo svolgimento pure. I giochi di parole sono  come al solito tanti, alcuni resistibili, però mediamente migliori di quelli che ascoltiamo nei cabaret tv o leggiamo nei libretti dei comici. I nostri neuroni, leggendolo, si tengono in allenamento, contro il pericolo di estinzione dell'intelligenza.

 

                                                                                    Antonio Bozzo

 

 

 


 
 
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