Andrea G.Pinketts il marsigliese

Romanziere, ex-modello, giornalista investigativo, l'immancabile toscano in bocca e una straripante personalità: tutto questo è Andrea G. Pinketts, intervistato nella sala a lui dedicata al piano superiore de Le Trottoir.

 

Partiamo da Milano, con cui tu hai un legame molto forte. Qual'è l'aspetto che ti piace di più e quale di meno della città?

L'aspetto che mi piace maggiormente è che è uno straodinario scenario per mille storie diverse. Fino al '99 era effettivamente una città aperta, altro che Roma. Invece negli ultimi anni secondo me c'è stato un declino che ho raccontato in qualche misura anche nell'ultimo libro (Ho fatto giardino ndr) perché è una città che sta bleffando: finge di essere una città che è un polo culturale e di divertimento, e invece sta diventando una città di boutique, che è una cosa terribile.

Tu anni fa hai fatto da testimonial per un noto stilista...

Quand'ero bellissimo ho fatto il modello per un periodo, e non solo per stilisti, a dir la verità. Era veramente un lavoro anni '80, quindi in un certo senso mi sento una sorta di simbolo di quegli anni, come gli yuppies, i paninari...

Di solito si pensa che il mestiere di scrittore sia intimo, riservato. Tu invece lavori nel bel mezzo della baraonda de Le Trottoir. Quanto il luogo in cui scrivi influenza quello che scrivi?

Ho scelto di scrivere in un locale pubblico perché io sono uno scrittore da bar. Anni fa avevo affittato uno studio per scrivere, e non sono riuscito a scrivere una riga, quindi me ne sono liberato appena possibile. Io ho bisogno dei rumori della città, della vita, delle persone, anche quando mi rompono i coglioni, sono assolutamente creative. Uno scrittore è un po' un vampiro, per vampirizzare deve esserci del sangue. Senza sangue, nel silenzio più totale, non vampirizzi nulla.

Le Figaro ti ha definito una leggenda vivente. I°l riferimento è ai tuoi romanzi o al tuo stile di vita?

Bé, Lazzaro Santandrea, il protagonista dei miei romanzi, è il mio alter ego, credo che le cose in qualche modo corrispondano. Quel che è interessante è che i francese generalmente sono abbastanza sciovinisti. Belmondo recitava senza controfigura e io scrivo senza controfigura, cioè scrivo le cose più improbabili, su cornicioni, saltando di palo in frasca e di tetto in tetto. Per una sorta di sindrome Belmondo, chiamiamola così, credo che i francesi abbiano apprezzato questo fatto, al punto che mi verrà data la cittadinanza onoraria di Marsiglia. Quindi mi potrò fregiare del titolo di "Il Marsigliese".

Hai fatto il giornalista infiltrato per Esquire e per Panorama, con inchieste molto forti. Sono esperienze che esulano dalla tua figura di romanziere, come è stato?

Quelle inchieste per me sono state importantissime anche per la mia attività di scrittore di romanzi, in quanto mi hanno permesso di vivere altre vite. Aver fatto il satanista per incastrare i satanisti di Bologna, aver fatto il barbone in Stazione Centrale a Milano, il pornoattore a un "Mi-Sex", con il nome di Udo Kuoio il Re della Frusta, ti permette di cesercitare il diritto su diverse identità. Io sono agnostico e non credo che ci sia una vita dopo la morte, cerco di avere molte vite durante questa vita.

Durante una di queste inchieste hai anche contribuito a far arrestare Luigi Chiatti, il mostro di Foligno (un serial killer colpevole dell'omicidio di due bambini).

Sì, ho vissuto a Foligno per qualche mese, nel momento in cui non c'era più l'attenzione ossessiva dei media, e non era difficilissimo individuare, in una zona grande come un fazzoletto, chi potesse essere il colpevole. In fondo bastava andare al bar, frequentare l'oratorio, parlare con le persone per poter capire. Luigi Chiatti era pronto ad essere preso e non cercava altro che essere preso. Io l'avevo segnalato, e poi c'è stato purtroppo bisogno della "prova provata" del secondo delitto perchè lo arrestassero.

Chiatti disse: "Se uscissi colpirei di nuovo", e adesso riceverà uno sconto sulla pena. Che effetto ti fa?

Penso sia frustrante per la coscienza di un popolo, io sono assolutamente contrario all'indulto. Penso che Chiatti dovrebbe essere curato continuamente ma non rimesso in libertà. La sua dichiarazione d'intenti trovo sia un insulto alle vittime e alla legge stessa.

Sei più il tipo che non si innamora mai o che si innamora ogni cinque minuti?

Mi innamoro ogni cinque minuti. Dopo che hai preso una batosta, e a me è successo un paio di volte nella vita, subentra la corazza del "non mi innamoro mai", però è bello innamorarsi una volta al giorno, anche di cinque persone contemporaneamente. Io sono stato anche malissimo per amore, andavo in giro come uno zombie, nonostante il cinismo, l'ironia.

Allora ha ragione Fernanda Pivano che ti ha definito "un duro dal cuore tenero come una meringa"?

Ma non è solo il cuore, mi scoppia il fegato, va in tilt il cervello, mi spuntano bubboni tipo eczema. Quindi forse preferisco non esser innamorato.

Hai detto: "Una casa senza libri è come una pornostar senza vagina"...

A casa mia non c'è più posto, ho libri anche in bagno. Il libro secondo me è qualcosa di estremamante fisico, come la mia scrittura. Un libro è qualcosa che riempie la vita, anche senza leggerlo. Io ad esempio non ho mai letto, e credo che non lo leggerò mai, "Guerra e pace". Di Tolstoj ho letto altre cose, ma "Guerra e pace" io voglio averlo lì e pensare che in punto di morte lo leggerò. E siccome non ho intenzione di morire...E' un oggetto di arredamento della mia anima.

Hai parlato della tua scrittura come qualcosa di fisico. Scrivi a mano?

Assolutamente. Ti faccio vedere (estrae una penna dal taschino della giacca, ndr). Questa è una Mont Blanc, modello Edgar Allan Poe. E non sto facendo una marchetta perché mica me la regalano, me la compro. E nel momento in cui ho una penna Edgar Allan Poe, mi sembra di rendere omaggio allo scrittore e omaggio a me stesso con qualcosa di prezioso. Per me la penna con cui scrivo è un prolungamento del mio pene, e quindi ci sono molto affezionato.

Se non fossi Pinketts, chi ti accontenteresti di essere?

Lorenzo il Magnifico.

Hai mai pensato di andare a vivere in un'altra città?

No perché amo Milano, e ho anzi pensato seriamente di diventare sindaco di Milano. La illuminerei come Las Vegas (ride, ndr).

 

                                                         Michele Orti Manara

 

 

 


 
 
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