Milano, 12 novembre 2003
 Emporio isola cafè

Una notte da lupi e di luna mezza piena come il classico bicchiere accoglie all'Emporio isola cafè la presentazione dell'horror musical "Orco loco" di Andrea G.Pinketts e Francesco Baccini. Nella brughiera milanese popolata da mostri con fattezze di licantropo si riunisce un uditorio assetato di vita più che di sangue, pronto a pendere dalle zanne dei due autori, i quali vengono introdotti dal valente Andrea Carlo Cappi, al suo debutto stagionale dopo un lungo periodo di aspettativa non retribuita (perlomeno non da Pinketts) a causa dei suoi molteplici impegni professionali. Cappi, oliato da un paio di bourbon, è abilissimo a smaltire le ruggini dovute al lungo periodo sabbatico introducendo la serata celebrativa di un sodalizio non sodomita tra Pinketts, detto altrimenti "L'uomo che uccise Liberty Valance" e Baccini da Cappi definito "L'uomo che sussurrava ai camalli", per via dei suoi trascorsi lavorativi al porto di Genova. Pinketts fa osservare da par suo il rito del canonico minuto di silenzio seguito da un fragoroso applauso che caratterizza invariabilmente l'inizio di ogni incontro del seminario per giallo e bar "La vendemmia è mia", per poi lanciarsi in un'invettiva contro il destino cinico e baro che ha voluto che i due uomini si incontrassero soltanto dopo le colonne d'Ercole dei quarant'anni, ma ancora in piena efficienza creativa e (supponiamo) riproduttiva. A questo riguardo Baccini confessa di avere sempre tenuto sotto controllo la produzione letteraria pinkettsiana in tempi non sospetti, e di avere aderito con curiosità all'invito del Teatro Franco Parenti di Milano, produttore dello spettacolo, che lo convocò per sottoporgli il testo di Pinketts. Dopo una febbrile notte di lettura, la curiosità si trasformò in entusiasmo  da cui sono scaturite ben quindici canzoni che compongono la spina dorsale musicale dello show. Pinketts non esita ad ammettere di essersi commosso al primo ascolto, versando un fiume di lacrime paragonabile alla portata dello Yangtze Kiang, cosa peraltro già accaduta durante la proiezione di "Monsters & Co." come riferito da Cappi che in quell'occasione ne fu testimone oculare. Come in ogni giallo che si rispetti oltre al testimone vi è anche la presenza in un potenziale killer, ruolo interpretato nella vita reale da un losco figuro che sta cercando di far naufragare il progetto del musical a causa delle sue mire economico - artistiche e di cui omettiamo il nome in questa sede per non fargli pubblicità gratuita, e che peraltro verrà ricondotto alla ragione , volente o nolente, in modo assolutamente lecito. Pinketts definisce lo spettacolo una sorta di "Otto e mezzo pinkettsiano", la summa, l'opera omnia, l'opera pia della sua produzione. Il resto della serata scorre con Baccini che tra nuvole di fumo regala agli astanti qualche frammento del suo passato artistico e non, ricordando di essere stato l'unico genovese ad andare in vacanza ad Alassio, di non essere uscito dai confini liguri per ben ventisette anni, la sua collaborazione con Fabrizio De Andrè, il plagio sanremese subito ad inizio carriera da un percussionista napoletano famoso più o meno quanto i protagonisti del reality show oggi tanto di moda, i tortellini di Modena che lo ispirarono musicalmente più delle donne che non vide sul luogo. Al termine del confronto scopriamo che l'unica discrepanza tra i due compagni di merengue è che Baccini è colpevolmente astemio. Dando appuntamento al 7 febbraio al Ponchielli di Cremona e per cinque settimane al Ciak di Milano a cavallo tra aprile e maggio, cala il sipario sull'anteprima. In attesa di vedere il prodotto del connubio tra i due bandoleros e Andrèe Ruth Shammah ci resta solo una certezza: con due facce un po' così come quelle di Pinketts e Baccini questo show va comprato col metodo Arrigoni. A scatola chiusa.

 

                                  Dirk Diggler

 
 
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