logo-header-menuale
I Ristoranti Storici Di Pinketts a Milano 
(Dove Mangiare Tutto Fuorché Le Polpette) 

10/5/2016


 
Andrea G. Pinketts è uno scrittore e giornalista italiano, vincitore di diversi premi letterari. Nei suoi romanzi si fondono lo stile noir e il grottesco dove il protagonista, Lazzaro Santandrea, vive storie surreali nella metropoli milanese contemporanea. 
Nel suo lavoro di giornalista, Andrea Pinketts, ha svolto inchieste e reportage per Esquire e Panorama e con i suoi articoli ha portato all'arresto e all'incriminazione di alcune personalità della camorra della città di Cattolica. 
I suoi libri sono stati tradotti in numerosi paesi. Nella sua carriera ha scritto per il teatro ed è stato ospite di alcune trasmissioni televisive oltre ad esserne stato anche presentatore. 

Abbiamo chiesto a Pinketts di raccontarci dei suoi piatti preferiti e dei ristoranti milanesi che ama, ma soprattutto di come tutto questo si intreccia con il suo lavoro di scrittore e giornalista. 


Sono uno scrittore. Amante del mistero. E se mi chiedi quale sia il piatto più misterioso che conosca, non devo pensarci troppo a lungo prima di risponderti. Non ci vuole molto per scremare la lista dei piatti prevedibili di cui si conoscono ingredienti e preparativi. E tra i pochi che rimangono, il mio preferito è quello che si presenta sotto forma di sfere irregolari e saporite: le polpette! Guardale… Sai dirmi forse cosa c’è dentro? Quali avanzi sono stati raccolti in cucina per farne palle (così poco pallose)? Ammettiamo pure per un attimo che tu sappia come le hanno preparate, ecco allora ti prego, non me lo dire! Voglio non saperlo. Per questo mangio le polpette solo nei ristoranti che non conosco, meglio farlo alla cieca. Perché sono e devono essere sconosciute, come il destino. E se mi chiedi dove mangiarle non posso proprio consigliartelo visto che non lo consiglio nemmeno a me stesso! 

Lasciamo quindi da parte i miei piatti preferiti e passiamo ai consigli che posso darti invece, ai pochi ristoranti da suggerirti a Milano. Non ne ho molti ad essere sincero e sai perché? Perché ho riscoperto la mamma! Cuoca paziente, innamorata e soprattutto bravissima. Da lei ho un tavolo 쀀sso, riservato ogni sera a nome del sottoscritto. Per darti qualche consiglio tocca ricorrere alla memoria e attingere ai ricordi. 

Ai tempi del ’68 ero in prima linea. Ma anche i duri e puri si prendevano una pausa di tanto in tanto, e quale miglior occasione se non la tavola. Dove vuoi sapere? Lo ricordo bene: in Trattoria Toscana, il ristorante di Corso di Porta Ticinese. Era pieno di artisti e studenti lì, che venivano sfamati alla grande anche se squattrinati, come me. Che anni! Ci andavo con Sergio Bonelli (ndr l’editore di fumetti). Erano anni che non andavo e l’altra sera ci son tornato a festeggiare. Ho mangiato paccheri alla toscana, spiedini di calamari gratinati e chiuso con un’apple pie, l’eccezionale torta di mele italo-americana che a me ricorda il gagliardo Tex Willer. Bang bang! Sparo parole e avventure io! Sparo come Tex Willer e uso il cappello come lui. I cappelli li andavo a comprare alla cappelleria Guenzati (che dobbiamo salvare, perché rischia di chiudere dopo quasi trecento anni di attività!), un negozio storico vicino ad una delle piazze più belle della città, piazza Mercanti. Lì dietro c’è un ristorante a cui ero affezionato - ora che mi ci fai pensare - Ristorante al Mercante appunto. Chissà se andavo al ristorante perché il negozio stava lì a lato o se andavo a comprare il cappello da Guenzati perché mi piaceva andare in quel ristorante? Mah… Anche El Brellin era un posto dove andavo spesso. Pieni Navigli, zona in cui bruco l’erba da mane a notte fonda. 

Ora però a tavola sono 쾛⵼niti i grandi amori (mi ritrovo sposato a Le Trattoir ormai, dove hanno creato anche la “Sala Pinketts”!). È il tempo degli incontri occasionali, ristoranti che capitano all’improvviso. A parte la mamma come dicevo. 

Dovrei popolare i miei libri con qualche ristorante in più, di scene me ne vengono in mente poche infatti. La baita alpina in “Lazzaro vieni fuori” (edito da Feltrinelli) ed il ristorante dell’hotel Continental di Bucarest dove andavamo in trasferta con l’ambasciatore italiano in Romania, citato in “La capanna dello zio Rom” (edito da Mondadori). 

Seduto al tavolo de Le Trattoir lavoro, cioè scrivo, e quindi non mangio. Preparo parole, mentre gli amici al piano di sotto preparano cocktail, birre e calici di vino. Come loro servo una boccata di svago ed evasione. Storie misteriose come le polpette che ho appena ordinato. 
Menuale © 2016 
link


 
 
  Site Map