Il tempo - 3 maggio 2005  

"Vi metto in moto l'ultimo dei neuroni"

Andrea Pinketts e il nuovo libro giocato tra orrore, tensione e divertimento. Le cellule cerebrali paragonate a una tribù indiana in una riserva

Ci sono critici che lo paragonano a charles Bukowski (non è un caso, forse, se la curatrice dell'intera collana bukoskiana si stia prendendo la briga di tradurre alcuni suoi testi in lingua inglese); c'è chi poi lo considera un invasato, uno spudorato narcisista. Chi, ancora, intravede nei suoi romanzi una originalità senza pari. Che piaccia o no, lui è Andrea Pinketts, scrittore e giornalista con alle spalle una ventina di libri di successo, un prestigioso premio Scerbanenco aggiudicato negli anni '90, ma, soprattutto, con un libro nuovo di zecca (in uscita oggi per Mondadori - collana Strade Blu, 14 euro) dal titolo piuttosto inusuale "L'ultimo dei neuroni" di cui ci parla. 

D.: Pinketts, con "L'ultimo dei neuroni" non si sarà mica dato allo studio della biologia molecolare?

R.: Direi di no, tuttavia, per complicare le cose, voglio menzionarle il sottotitolo di questo nuovo libro.

Vale a dire?

"La leggenda dei pellerossa del cervello": attraverso un ardito paragone per cui le cellule cerebrali (i neuroni) sono paragonate agli Uroni, una tribù del continente nord-americano, si constata che sia i neuroni sia gli Uroni sono ormai "in riserva". Amo definire "L'ultimo dei neuroni" un romanzo di racconti, nato dalla passione per la contaminazione dei vari generi artistici e letterari. I racconti narrati - esattamente 13 - sono "degenerativi", leggende metropolitane narrate tramandate di neurone in neurone, attraverso una specie di rito indiano del fuoco. All'interno di ogni storia, puntualmente un neurone sparisce come la pedina di una scacchiera.

Ci sveli qualche episodio.

In "passami la lingua", un vampiro anzichè succhiare sangue si impossessa della saliva delle sue vittime, perchè è un baciatore professionista. Nel racconto di chiusura "Ultime cartucce a Cattolica", si narra invece la storia di un odio profondo tra due ultranovantenni, i quali, non appena la donna che hanno amamto entrambi per una intera vita viene a mancare, decidono di sfidarsi a duello. Decidono di sparare le ultime cartucce della loro vita.

Una scena da "Mexzzogiorno di fuoco" riletta in chiave tragicomica.

Proprio così: in questo libro, come i lettori avranno capito, gioco con l'orrore, il divertimento puro e la tensione. L'ultimo dei neuroni è un libro "circense", che probabilmente sarebbe piaciuto a Fellini.

Parliamo di televisione: in passato non ci andava quasi mai, oggi ci fa tappa fissa. Non sarà mica uno stratagemma per vendere qualche libro in più?

E' chiaro che essere in tv diventi automaticamente un fatto promozionale; è vero anche che in televisione non presento alcun tipo di quiz: mi limito ad essere me stesso, usando lo stesso linguaggio che userei al bar con i miei amici. Se tutto questo fa "odiens", non ci vedo nulla di male.

 

                                                         Gianluca Attanasio

  

 

                                                        

 


 
 
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