Il giorno, 2 agosto 2006

Al kinderheim con il panama

Lo scrittore milanese ricorda le sue vacanze da piccolo dandy in Trentino

Estate superindaffarata per Andrea G.Pinketts, giallista milanese tra i più amati che, con il suo inconfondibile stile da duro, ricorda le più belle vacanze della sua vita: "Con mia madre da bambino andavo in vacanza a Forte dei Marmi. Delle estati in compagnia di mio padre ho vaghi ricordi dal momento che l'ho perso a sei anni. Con mia madre andavamo anche a Baselga di Piné, in Trentino: mi ricordo che già allora indossavo un panama. Ero una specie di piccolo dandy. Mentre nel mese di luglio, dagli otto ai quindici anni, andavo, sempre in Trentino, a Bellamonte, all'Istituto San Celso, un kinderheim esclusivo. Mi divertivo molto, era una sorta di legione straniera. Dai ricordi dei momenti trascorsi in quella colonia costosissima ho tratto ispirazione anche per il mio primo libro "Lazzaro vieni fuori". Ma deve sapere che inizio a contare il mio anno di nascita dai quattordici anni. Il Pinketts dagli zero ai tredici anni è il mio avo...Il Pinketts che mi porto in giro adesso è sbocciato dopo. Prima ero un altro me, un esperimento. Ho impiegato quattordici anni a capire che ero nato. I ricordi delle estati precedenti è come se li avessi ereditati da qualcun altro".

Che cos'è successo di così importante quando aveva quattordici anni?

"A Ensenada, in Messico, ho perso la verginità con Alicia Rosas, una messicana caliente che mi ha fatto capire cosa mi ero perso fino ad allora".

Capisco. Mentre un'estate indimenticabile già da scrittore?

"Quella dei miei ventiquattro anni a Cattolica, quando ho vinto il mio primo Mystfest. Quella volta ho scoperto la Romagna. I romagnoli mi sono simpatici: sono spavaldi, temperamentosi. Assomigliano per certi versi agli irlandesi. Forse per questo mi piacciono, visto che mio nonno paterno era irlandese".

Parliamo delle sue vacanze di adesso.

"Non faccio mai delle vacanze vere e proprie, perché lavoro sempre. Come direbbe John Belushi, vado in missione per conto di Dio. Il titolo del mio nuovo libro "Ho fatto giardino" (Mondadori), però, allude al giardino dell'Eden che identifico con Saint Tropez. Il mio concetto di paradiso terrestre è un campo di bocce petanque, del vino rosé in fresco e una ragazza che guarda quanto sono bravo a giocare a bocce, e naturalmente un sigaro in bocca perchè il fumo del sigaro ti avvicina alle nuvole del cielo". 

Non ama starsene spaparanzato al mare, magari su una bella spiaggia isolata?

"No. Mi piace sempre andare in giro per documentarmi, nutrirmi di vita. La natura? No, preferisco avere rapporti con la natura umana. E poi non mi piacciono le spiagge perchè ci sono troppi marmocchi in giro che starnazzano. Mi dà fastidio la lagna infantile. Invece, caso raro, qualche giorno fa ad Acquatica ho incontrato un bambino speciale di colore. Avrà avuto quattro o cinque anni. Mi ha sfidato a gettarmi da uno scivolo altissimo che mi faceva paura. Mi ha spronato a provare il mio coraggio. Allora lui adesso è diventato mio amico. E' un bambino estroso, non uno di quei frignoni...Lui diventerà uno della mia scuola dei duri".

Quindi non le piacerebbe avere un bambino suo?

No, non è in progetto. Ho già delle creature, i miei libri. Li devo cullare, proteggere. Ma sono il padrino di alcuni figli di amici. Ne ho tenuti a battesimo diversi. e per me quelli sono bambini speciali".

Torniamo alla spiaggia. Si mette in costume al mare?

"Sì, ma faccio il bagno solo se non c'è troppa gente che urla. E con le ragazze, dipende da come sono. Se sono figure grottesche che mi girano intorno le tengo alla larga. Devono essere accettabili".

L'estate a Milano?

"D'estate, come ho detto, sono sempre in giro per le località balneari a presentare i miei libri. A Milano non ci sono mai e nel contempo ci sono sempre perché torno sempre a casa prima di partire per un'altra località di mare. E se rimango un giorno a casa, quelle ore a Milano sono dedicate al riposo del guerriero. non faccio niente. Mi affitto tre dvd horror, non telefono e non ricevo telefonate. Sto blindato in casa a guradare i film e poi magari esco a prendere un ghiacciolo. Il cinema horror mi rilassa. I miei preferiti sono i film di Romero e Carpenter. Vedere tutti quei morti ammazzati mi fa capire quanto sono fortunato a essere vivo. Ma quando sono a Milano d'estate mi piace anche camminare. Sono un grandissimo camminatore, non avendo la patente. Anni fa me l'hanno ritirata per un banale incidente e non l'ho più voluta. E' bello camminare, si gode il fascino della città che è entrata tutta nel mio dna. 'E' tutta mia la città', faceva una vecchia canzone. tuttavia devo ammettere che preferisco Milano in autunno, quel bell'autunno milanese che sembra quasi una primavera. Diciamo che come Bruno Martino 'odio l'estate' ".

Una vacanza estiva che sogna di fare?

"Mi piacerebbe andare a esplorare le Cascate del Niagara. Ma siccome soffro di vertigini me lo sconsiglio da solo."

Se le fanno paura perché la attirano?

"Io corteggio le mie paure. E scrivo proprio per superarle. La mia paura più grande è per il vuoto. Il concetto di vuoto è la vera morte, il contenitore senza contenuto. L'assenza, la mancanza di contatti umani mi terrorizza. Mi piace essere al centro del mondo. Non farei mai la traversata del deserto per ritrovare me stesso. Mi ritrovo benissimo in mezzo agli altri".

Quindi non passerebbe mai dei giorni in un luogo  dello spirito per ritrovare se stesso?

"Assolutamente mai. Se uno si vuole ritirare con se stesso, lo può fare anche in un locale affollatissimo. I rumori del mondo mi facilitano la concentrazione. Non a caso io scrivo sempre al "Trottoir" sui NAvigli, in mezzo alle chiacchere della gente e alla musica live".

Progetti per l'aututnno?

"Da settembre sarò ospite fisso di 'Model Land', un programma ironico sulla moda trasmesso da All Music, una sorta di persa in giro del mondo delle sfilate".

 

Mariella Radaelli 

 

 

 

 

 


 
 
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