• ANDREA G. PINKETTS: «SONO UN SUPER EROE CHE NON CRESCE MAI»

  • BY 

    STEFANIA ROSSOTTI

  • Avviso alle lettrici: il titolo di questa intervista è del suo esuberante protagonista. Andrea G. Pinketts, scrittore e personaggio tv, ci ha dato un’alternativa: «Sono l’uomo delle caverne, con la stilografica».

    Andrea G. Pinketts ruggisce: «Porta un caffè alla signora!». Tutto il bar si gira a guardare: io sorrido debolmente, lui ride del mio imbarazzo (e lo porta alle stelle). Parla con tutti, soprattutto con chi finge ostentatamente di non starlo a sentire.

    Dice che io sono una giornalista (aiuto!) e lui uno scrittore (ultima opera, già arrivata alla quarta edizione: Depilando Pilar, Mondadori) e che stiamo facendo una stupefacente intervista (che per la verità non è ancora cominciata). Attimo di sconcerto, poi tutti tornano ai loro pensieri e al loro caffè: è arrivato anche il mio.

    «Visto? Con le buone maniere si ottiene tutto», commenta Pinketts. Che, appena chiuso con i “i misteri televisivi” (la trasmissione Mistero, su Italia 1), è già sulle tracce del prossimo libro: «Parto per la Romania, la terra dei vampiri. È lì che ambienterò il nuovo romanzo. Roba da brividi».

    Le piacciono le storie cupe?
    «Non solo. Sto trattando per la pubblicazione di E l’allodola disse al gufo, un epistolario fra me e una mia ex fidanzata».

    Nel frattempo va a caccia di vampiri…
    «Godo da matti a occuparmi di cose surreali, improbabili, incredibili. La trasmissione Mistero sembra fatta per me, e infatti ci sarò anche nella prossima edizione. Per il resto vado in tv come vado al bar: faccio il disturbatore. E mi diverto».

    Che programmi vede?
    «Nessuno. Di solito torno a casa a notte fonda, in tutti gli stati. Potrei vedere la tv del mattino. Ma, anche se riuscissi a svegliarmi, non reggerei tutti quei fornelli che friggono nello schermo, mi darebbe il voltastomaco».

    Allora che cosa fa, quando si sveglia?
    «Che domande: vado dalla mamma».

    Lei ha 49 anni…
    «E vado dalla mamma, perché le voglio bene. Perché lì ci sono i miei vestiti. E perché non sono mai uscito dall’adolescenza: “Sono un super eroe che non cresce mai”. Bel titolo per l’intervista, no?».

    Altri titoli? Già che ci siamo…
    «Primitivo e illuminista. Mi comporto come un uomo delle caverne, ma cerco disperatamente di capire quello che vedo».

    Le piace star da solo?
    «Sto sempre da solo. Anche in questo momento».

    Dove scrive?
    «Scrivo al bar: un po’ di fogli bianchi, una birra, un sigaro e una Montblanc: non scriva stilografica, scriva proprio la marca, così magari gliene regalano una…».

    Ma dai, lei è uno scrittore maledetto, non mi scivoli sulla pubblicità occulta…
    (Risata che fa rimbombare il locale) «Va be’, faccia quel che vuole. Comunque: io scrivo a penna e la voglio di lusso, per dar valore al mio lavoro. Perché così entro nel mito. E poi ogni stilografica ha un nome di scrittore: c’è la Hemingway, la Dickinson, l’Agatha Christie… Sono i miei suggeritori. Comincio a scrivere pensando: chissà il vecchio Ernest che cosa ha in serbo per me oggi? Cosa uscirà da ’sta penna?».

    Scrive senza avere idea di che cosa apparirà?
    «Infatti. Di solito ho in mente solo il titolo, il resto viene da sé. L’ultimo (Depilando Pilar) mi suonava bene».

    Dunque è nato da un’assonanza.
    «E da una malattia venerea. Mi hanno trovato un condiloma anale… Si può dire anale, su “Grazia”?».

    Perché no?
    «Boh, comunque avevo questo condiloma, era una cosa stupefacente, perché, pare, sia una malattia che ci si becca con rapporti omosessuali, e io sono etero. Da questa disavventura, da questa incongruenza, comincia il romanzo».

    Mi dica un’altra cosa stupefacente che le è successa?
    «Sono stato nominato “sceriffo” dal sindaco di Cattolica».

    Che ridere.
    «Farà ridere, ma ho contribuito all’arresto di 106 persone in sei mesi. Ho un passato di giornalista investigativo».

    Se lei era lo sceriffo, chi sono i cowboys?
    «I taxisti: spostano mandrie di persone, ogni giorno. Li ammiro molto: sanno tenere a bada persone di ogni genere».

    Che rapporto ha con i misteri quotidiani, le cose di tutti i giorni che nessuno capisce mai?
    «Tipo l’amore? Preferisco le incognite strampalate che presento su Italia 1… Per il resto: la scrittura è auto-indagine, scopro cose interessanti su di me».

    Che cosa ha scoperto scrivendo “Pilar”?
    «Che mi piacciono più le donne libere di quelle di successo».

    Che cosa la fa ridere? 
    «Mary Poppins, il film: la scena in cui lo zio pazzo vola sul soffitto e ride come un matto urlando che il mondo lo fa sbellicare. È quello che penso anch’io: è tutto così ridicolo».

    Le piace fare la parte del cinico?
    «Abbastanza».

    Non c’è più niente che riesca a incantarla?
    «Oggi ho già avuto due incantamenti: lo sguardo di una donna che non conosco e non vedrò più. E la faccia di un cane accucciato fuori da un supermercato con l’aria mesta. Il padrone è uscito dal negozio e lui è esploso in una gioia fragorosa».

    Lei è scrittore, conduttore televisivo. È stato giornalista investigativo e pure sceriffo. Che cosa le manca ancora? 
    «Parla di moglie e figli?».

    Veramente no.
    «No, perché io i bambini li detesto. Proprio non li sopporto. C’è un’età delle femmine (fra gli 8 e i 12 anni) che mi è particolarmente odiosa. Hanno una vocetta…».

    Niente figli, dunque.
    «Anche perché sono io “il bambino della mamma”».

    Di che cosa sente la mancanza?
    «Sono un futurista, eppure ho nostalgia del passato. Mi manca quello che non ho potuto o voluto fare».

    Tipo?
    «Di tutto. Per esempio, mi piacerebbe scoprire la fede. Ma non vorrei una “conversione a U”…».

    Cioè?
    «Non vorrei cambiare idea e vita di colpo. Vorrei semplicemente incontrare Dio. Mi piacerebbe arrivarci adagio e soffrendo, come san Francesco. Anzi: a pensarci bene sono la sua versione noir…».

 
 
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