·  Lazzaro, vieni fuori

Per molto tempo sono andato a letto tardi. La differenza tra me e Proust.


·  Il vizio dell'agnello

Il cadavere leggeva il giornale del giorno prima alla pagina degli spettacoli. Gli occhi aperti, sbarrati, erano appiccicati al foglio asciutto sull'erba bagnata.


·  Il senso della frase 

Non so sciare, non so giocare a tennis, nuoto così così, ma ho il "senso della frase".


·  IO, NON IO, NEANCHE LUI 

Amleto aveva torto marcio. Come il regno di Danimarca. Il problema non è “essere o non essere”, il problema è “essere o malessere”. Sembra facile scegliere. Chi è quel fesso che sceglierebbe consapevolmente “malessere”? La cosa si complica. Gli essere (ci risiamo) sensibili provano inevitabilmente il “malessere”. Un disagio orripilante, come avere una murena che divora un pulcino all’interno del tuo stomaco. Dunque l’unico modo per non provare malessere è si “essere”, ma essere qualcun altro.


·  Il conto dell'ultima cena

Cercavamo di ammazzare il tempo prima che il tempo ammazzasse noi. Era una lotta impari. A volte sembrava stecchito proprio un tempo morto, poi improvvisamente, prima del tepore della noia, si rialzava e, con uno scatto da centometrista drogato, passava quasi più veloce delle lancette del mio orologio, che in effetti, come molto Rolex, era in ritardo di cinque minuti.


·  E chi porta le cicogne 

La storia del cavolo non poteva leggere. Come fai a far credere a un bambino di esser nato sotto un cavolo quando poi gli basta mettersi a tavola davanti a un piatto di cavoli (che generalmente gli fanno schifo), sollevare un cavolo con la forchetta e scoprire che sotto non c'è niente?  


·  L'assenza dell'assenzio

Mi svegliai con il viso sprofondato nel pelo pubico di una sconosciuta. Avevo trentacinque anni. Come dire: "Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura...".


·  Il dente del pregiudizio

Non ricordo chi per primo ha detto che gli occhi sono lo specchio dell’anima. Non certo il dentista. Forse un oculista o, male che vada, un ottico molto oculato che crede solo nelle diottrie, le uniche divinità ravvisabili a vista d’occhio.


·  Fuggevole turchese 

Come esci dall'utero te lo mettono nel sedere: è la prassi.


·  Sangue di yogurt 

Ripescarono Nicole nell’Aquarium. I pesci stavano banchettando con lei mentre io me la spassavo con Alice: una meraviglia.
“Togliti i calzoni” disse Alice. Io obbedii. Alice mi piantò un ago nel sedere e mi fece l’iniezione.
Faceva l’infermiera a Beauville.


·  Nonostante Clizia 

La vita è un cortometraggio. Hai voglia di fare un kolossal ma non basta la pellicola.


·  L'ultimo dei neuroni

Arrivo tardi: sono l’Ultimo dei Neuroni. L’ultimo ad arrivare a una festa perché è inelegante presentarsi a una cena quando la padrona di casa non ha ancora finito di spignattare il commestibile o di truccarsi come una bella di giorno. In versione serale. Per rendersi più appetibile.
No io arrivo tardi, quando quei barbari dalle giacche blu si sono già spazzolati tutto il buffet e la donna bianca, che ha ecceduto con l’acqua di fuoco non vede l’ora di farsi definitivamente sbavare via il rossetto da un buon selvaggio.
Arrivo tardi, nella speranza che il genocidio di quelli della mia razza sia già stato consumato dagli ospiti della cena e nessuno avverta la necessità di farmi la festa.


·  Ho fatto giardino    
Un attimo di distrazione per asciugarmi il sudore dalla fronte, e mollai la presa. La carrozzella su cui troneggiava il professor Albert Deveraux, il più bel cervello matematico di Francia e Navarra e le peggiori gambe di Nizza, prese velocità in una discesa ripida alla fine della quale sfrecciavano Ferrari e annaspavano utilitarie, comunque letali in uno scontro frontale.


·   DEPILANDO PILAR 

La pelle è la base. Il pelo è l’altezza.Moltiplicateli tra loro. Prodotto diviso due. Come per il triangolo. Qualcosa di vagamente pubico. Un triangolo sotto i bermuda.


 
 
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