Il giornale - 28 novembre 2005  

"Lucarelli e io nel giallo siamo Coppi e Bartali"

Andrea Pinketts ospite della rassegna sul noir: "In città delitti a cielo aperto"

 

Parte oggi la kermesse milanese dedicata al noir italiano. L'iniziativa si tiene alla libreria Mursia: il cartellone prevede cinque appuntamenti. Tra gli autori che incontreranno il pubblico anche Andrea Pinketts (previsto per giovedì).  In questo momento impegnatissimo a presentare l'ennesima fatica letteraria ("Laida Odius", una storia pulp a fumetti) e galvanizzato dalla scoperta che è amato anche da Claude Chabrol ("ho scoperto un autore folle e divertente"), Andrea Pinketts, il "Carmelo Bene" degli scrittori noir italiani, preannuncia che il suo intervento alla convention milanese sarà basato sull'improvvisazione: "L'importante è che tutto torni".

D.: Dove va il giallo italiano?

R.:E' un po' come la corsa all'oro dei minatori americani. Oggi chiunque scrive un giallo perchè è convinto che "tiri". Diventa ancora più popolare, ma la vena si sta esaurendo.

D.:Alberto Savinio diceva che le nostre città sono tutt'altro che "tentacolari" e "non fanno quadro al giallo"...

R.: Sbagliava. La Romagna di Lucarelli, per esempio, è proprio un' enorme città tentacolare, che da Bologna arriva alle Marche.

D.:Guido Piovene giudicava invece "poco credibile" un noir che si svolga a Roma, Venezia o Firenze. E la "tua" Milano?

R.: La valutazione è giusta ed errata, essendo figlia di un periodo in cui dominavano il provincialismo e la deferenza verso il noir anglosassone. Quanto a Milano, da Scerbanenco in poi, la città è piena di orrori. e tra questi metterei anche la fiera di Rho, un "delitto" a cielo aperto.

D.: Ma è toccato a un americano, Dan Brown, scoprire che il "Cenacolo" è una gallina dalle uova d'oro...

R.: In realtà "Il Codice da Vinci" è un pasticciaccio: non "brutto", semplicemente un pasticciaccio. Quanto a Leonardo, in Italia abbiamo ben altrettante storie cupe, come quella legata alle streghe di Triora. Speriamo che non se ne accorga Dan Brown.

D.: Milioni di lettori, ma non c'è un grande festival del thriller.

R.: Serve più spettacolarizzazione. Al Mystfest c'era grande affluenza di pubblico, ma ha chiuso per ragioni politico-economiche. Quello di San Pellegrino era per addetti ai lavori. L'attuale Noir in festival di Courmayeur tende a far prevalere il cinema.

D.: Chi è oggi l'erede di Scerbanenco?

R.: Io, Fois e Lucarelli siamo i suoi nipotini.

D. Un autore da scoprire?

R.: Daniele Genova, anche se non è più di primo pelo.

D.: Diamo la pagella ai grandi: Niccolò Ammaniti?

R.: Visionario. Scrittore tout court.

D.: Marcello Fois?

R.: Uno storico mancato. O riuscitissimo.

D.: Andrea Camilleri?

R.: Fenomeno apparentemente inspiegabile. Un maestro che ha codificato uno stile.

D.: Carlo Lucarelli?

R.: Io e lui siamo un po' come Coppi e Bartali, ma tra noi c'è stima.

D.: Giorgio Faletti?

R.: Un'esplosione. E' riuscito ad americanizzare l'autore italiano di gialli.

D.: Andrea Pinketts?

R.: Direbbe George Bernard Shaw: "Un predicatore vestito da saltimbanco"

 

                                                                                                    Daniele Colombo

 


 
 
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