• Corriere della Sera


IL RACCONTO

Pinketts: a piedi sotto la grandine. Taxi introvabili

Da via Washington a corso Sempione. Tra auto impazzite, mezzi pubblici strapieni, pedoni inferociti contro il traffico, la pioggia, i ritardi accumulati, gli appuntamenti saltati. Una camminata di quattro ore. Con un alluce dolorante, i pantaloni fradici e la camicia sporca di fango. Poi, dopo l' ennesima «doccia» e cinque minuti di grandine, lo scrittore Andrea Pinketts si rifugia in un bar di via Buonarroti. Ordina un drink, appoggia la gamba su una sedia e dice: «Ora vi racconto la mia giornata. Nera». Il narratore e la sua storia: «Tutto è cominciato qualche giorno fa, a Ischia. Scendendo dal traghetto, una turista americana, pesantissima, è caduta sul mio piede. Un male da piangere». Il nesso tra un alluce (semi) rotto e una giornata di caos milanese? «C' è». Soprattutto se la persona in questione non prende i mezzi pubblici («non si respira»), non guida («mi hanno ritirato la patente anni fa»), non ha trovato un taxi neanche a piangere. «Mi è toccato andare a piedi. Trascinando il pollicione». Appuntamento negli studi Rai per registrare un programma televisivo. «Sono uscito di casa in anticipo. Alle 11». E non è stato facile dribblare pendolari, mamme con bambini, ombrelli, passeggini. Tutti di corsa. Solo Pinketts lento, un passo dietro l' altro. Con quella fitta in fondo alla scarpa. «Ci vorrebbe una patente per camminare. Li fulminavo con gli occhi, ma volevano salire tutti sul mio piede». Metà percorso compiuto, meglio riposare un po' . Marciapiede, il tempo di girarsi verso il primo bar. Passa un' auto ed è un attimo: un getto d' acqua gelida colpisce la camicia western, il gilet e il cappello (con la scritta «Il vate») dello scrittore. «Arrancavo e vedevo la gente che mi fissava: il dolore degli altri è sempre uno spettacolo. Chi mi riconosceva era interessato, chi non mi aveva mai visto era indifferente». Finalmente l' arrivo in Rai, la registrazione del programma e poi di nuovo per strada, nel caos delle 18, quando tutti escono dall' ufficio, cercano un tram che non c' è, salgono in macchina e si mettono in coda. «Mi sentivo male all' idea di riprendere il cammino». Scelta obbligata: «I taxi, ancora una volta, non c' erano. Il bus, anche a voler fare un' eccezione, non è mai passato». Altra passeggiata, e questa volta ci si mette pure la grandine: cinque minuti di tempesta. Pinketts è serafico: «Non temo le intemperie». Ma poi entra allo «Smooth» di via Buonarroti, dove lunedì firmerà ai lettori le copie del suo nuovo libro («Ho fatto giardino»). Si toglie il cappello che nel frattempo è diventato uno straccio, tira un sospiro e dice: «Una cosa è certa: di qui non mi muovo fino a lunedì sera».

Sacchi Annachiara

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(16 settembre 2006) - Corriere della Sera



 
 
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