Pinketts: «Così me li bevo proprio tutti»

«Cattive compagnie, letteratura, sigari, donne» e tanta caustica autoironia

G esualdo Bufalino diceva: «Chi scrive per il proprio tempo, disperi di sopravvivergli». Erika Leonard è avvisata: le sue sfumature (la signora agisce col nome d'arte di E L James) la seguiranno quando farà il salto nel silenzio dell'universo. Le bevute di Andrea G. Pinketts invece saranno ricordate a lungo. Non perché il leonino (di Zodiaco) scrittore milanese sia «una leggenda» (autodefinizione, autocertificata da «passione sfrenata per le cattive compagnie: la letteratura, i bar equivoci, i sigari e le donne»), ma perché dalla sua penna (non usa il computer) escono parole che, direbbe Mike Spillane, hanno un suono di verità (lo ha proprio detto, ma, i suoi lettori lo sanno, non si riferiva allo stridio del pennino).Questa sensazione si ritrova nel suo «Mi piace il bar», uscito da Barbera Editore (102 pagine, 13,90 euro), che si legge come un romanzo (breve per fortuna: grande libro grande guaio, diceva Callimaco) e come l'autobiografia «di un uomo straordinario». L'iperbole ha risvolti amari, che si rivelano pagina dopo pagina, mascherati da una magistrale capacità di giocare con parole e linguaggio. Fino all'autoironia, l'arma migliore dei timidi, anche se hanno la faccia da duro: «Adesso faccio Mistero (su Italia 1) e mi stanno rimbambendo con tutte 'ste storie di metempsicosi e rincarnazione delle unghie». E soprattutto c'è l'epopea del bar, unico luogo giusto per scrivere, secondo Pinketts. Si entra nei mitici locali di Milano, dal Trottoir, anzi dai Trottoir (i lettori scopriranno il perché del plurale), al Magenta, dal Saint Andrew's al Jamaica, e in quelli del suo cuore: il Meda, il Foppa, il Brando, per dirne alcuni. C'è anche, come nelle fiabe, la morale, riassunta in uno struggente ricordo: «Ero innamorato di una certa Cristina, compagnia di liceo, e leggermente alticcio: un metro e 83. Non sono cresciuto di un centimetro, ma quell'amore l'ho archiviato in un sonetto: Lo sguardo pare liquido/ come il colar/ del bronzo/ e lentamente incespico/ palese: sono sbronzo». Anche i duri piangono.

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Santi Urso

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(20 febbraio 2013) - Corriere della Sera


 
 
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